quarta-feira, 11 de março de 2015

PAPA FRANCESCO ANGELUS


Piazza San Pietro
III Domenica di Quaresima, 8 marzo 2015

  
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di oggi (Gv 2,13-25) ci presenta l’episodio della cacciata dei venditori dal tempio, Gesù «fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi» (v. 15), il denaro, tutto. Tale gesto suscitò forte impressione, nella gente e nei discepoli. Chiaramente apparve come un gesto profetico, tanto che alcuni dei presenti domandarono a Gesù: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?» (v. 18), chi sei tu per fare queste cose? Mostraci un segno che tu hai autorità per farle. Cercavano un segno divino, prodigioso che accreditasse Gesù come inviato da Dio. Ed Egli rispose: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (v. 19). Gli replicarono: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?» (v. 20). Non avevano compreso che il Signore si riferiva al tempio vivo del suo corpo, che sarebbe stato distrutto nella morte in croce, ma sarebbe risorto il terzo giorno. Per questo “in tre giorni”. «Quando poi fu risuscitato dai morti – annota l’Evangelista – i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù» (v. 22).
In effetti, questo gesto di Gesù e il suo messaggio profetico si capiscono pienamente alla luce della sua Pasqua. Abbiamo qui, secondo l’evangelista Giovanni, il primo annuncio della morte e risurrezione di Cristo: il suo corpo, distrutto sulla croce dalla violenza del peccato, diventerà nella Risurrezione il luogo dell’appuntamento universale tra Dio e gli uomini. E Cristo Risorto è proprio il luogo dell’appuntamento universale - di tutti! - fra Dio e gli uomini. Per questo la sua umanità è il vero tempio, dove Dio si rivela, parla, si fa incontrare; e i veri adoratori, i veri adoratori di Dio non sono i custodi del tempio materiale, i detentori del potere o del sapere religioso, sono coloro che adorano Dio «in spirito e verità» (Gv 4,23).
In questo tempo di Quaresima ci stiamo preparando alla celebrazione della Pasqua, quando rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo. Camminiamo nel mondo come Gesù e facciamo di tutta la nostra esistenza un segno del suo amore per i nostri fratelli, specialmente i più deboli e i più poveri, noi costruiamo a Dio un tempio nella nostra vita. E così lo rendiamo “incontrabile” per tante persone che troviamo sul nostro cammino. Se noi siamo testimoni di questo Cristo vivo, tante gente incontrerà Gesù in noi, nella nostra testimonianza. Ma - ci domandiamo, e ognuno di noi si può domandare –: il Signore si sente veramente a casa nella mia vita? Gli permettiamo di fare “pulizia” nel nostro cuore e di scacciare gli idoli, cioè quegli atteggiamenti di cupidigia, gelosia, mondanità, invidia, odio, quell’abitudine di chiacchierare e “spellare” gli altri? Gli permetto di fare pulizia di tutti i comportamenti contro Dio, contro il prossimo e contro noi stessi, come oggi abbiamo sentito nella prima Lettura? Ognuno può rispondere a sé stesso, in silenzio, nel suo cuore. “Io permetto che Gesù faccia un po’ di pulizia nel mio cuore?”. “Oh, padre, io ho paura che mi bastoni!”. Ma Gesù non bastona mai. Gesù farà pulizia con tenerezza, con misericordia, con amore. La misericordia è il suo modo di fare pulizia. Lasciamo - ognuno di noi - lasciamo che il Signore entri con la sua misericordia - non con la frusta, no, con la sua misericordia - a fare pulizia nei nostri cuori. La frusta di Gesù con noi è la sua misericordia. Apriamogli la porta perché faccia un po’ di pulizia.
Ogni Eucaristia che celebriamo con fede ci fa crescere come tempio vivo del Signore, grazie alla comunione con il suo Corpo crocifisso e risorto. Gesù conosce quello che c’è in ognuno di noi, e conosce pure il nostro più ardente desiderio: quello di essere abitati da Lui, solo da Lui. Lasciamolo entrare nella nostra vita, nella nostra famiglia, nei nostri cuori. Maria Santissima, dimora privilegiata del Figlio di Dio, ci accompagni e ci sostenga nell’itinerario quaresimale, affinché possiamo riscoprire la bellezza dell’incontro con Cristo, che ci libera e ci salva.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di Roma e a tutti i pellegrini provenienti da varie parti del mondo. Saluto i fedeli di Curitiba (Brasile); i gruppi parrocchiali di Treviso, Genova, Crotone, e L’Aquila e della zona di Domodossola. Un pensiero speciale va ai ragazzi di Garda, che hanno ricevuto la Cresima.
Durante questa Quaresima, cerchiamo di stare più vicini alle persone che stanno vivendo momenti di difficoltà: vicini con l’affetto, con la preghiera con la solidarietà.
Oggi, 8 marzo, un saluto a tutte le donne! Tutte le donne che ogni giorno cercano di costruire una società più umana e accogliente. E un grazie fraterno anche a quelle che in mille modi testimoniano il Vangelo e lavorano nella Chiesa. E questa è per noi una occasione per ribadire l’importanza e la necessità della loro presenza nella vita. Un mondo dove le donne sono emarginate è un mondo sterile, perché le donne non solo portano la vita ma ci trasmettono la capacità di vedere oltre – vedono oltre loro –, ci trasmettono la capacità di capire il mondo con occhi diversi, di sentire le cose con cuore più creativo, più paziente, più tenero. Una preghiera e una benedizione particolare per tutte le donne qui presenti in piazza e per tutte le donne! Un saluto!
A tutti auguro una buona domenica. Per favore non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!



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PAPA FRANCISCO ANGELUS


Praça de São Pedro
II Domingo de Quaresma, 1° de Março de 2015


Estimados irmãos e irmãs, bom dia!
No domingo passado a liturgia apresentou-nos Jesus tentado por Satanás no deserto, mas vitorioso sobre a tentação. À luz deste Evangelho, voltamos a ter consciência da nossa condição de pecadores, e também da vitória sobre o mal, oferecida a quantos empreendem o caminho de conversão e, como Jesus, desejam cumprir a vontade do Pai. Neste segundo domingo de Quaresma, a Igreja indica-nos a meta de tal itinerário de conversão, ou seja, a participação na glória de Cristo, que resplandece no seu rosto de Servo obediente, morto e ressuscitado por nós.
A página evangélica narra o acontecimento da Transfiguração, que se insere no ápice do ministério público de Jesus. Ele encontra-se a caminho de Jerusalém, onde se hão-de cumprir as profecias do «Servo de Deus» e onde se consumirá o seu sacrifício redentor. Mas as multidões não entendiam isto: perante a perspectiva de um Messias que se opõe às suas expectativas terrenas, abandonam-no. Contudo, pensam que o Messias seria um libertador do domínio dos romanos, um libertador da pátria, e portanto esta perspectiva de Jesus não lhes agrada e deixam-no. Nem sequer os Apóstolos compreendem as palavras com as quais Jesus anuncia o êxito da sua missão na paixão gloriosa, não entendem! Então, Jesus toma a decisão de mostrar a Pedro, Tiago e João uma antecipação da sua glória, aquela que Ele terá depois da ressurreição, para os confirmar na fé e para os encorajar a segui-lo pelo caminho da prova, pela vereda da Cruz. E assim, sobre um alto monte, imerso na oração, transfigura-se diante deles: o seu rosto e toda a sua pessoa irradiam uma luz resplandecente. Os três discípulos sentem-se amedrontados, enquanto uma nuvem os encobre e do alto ressoa — como no Baptismo no Jordão — a voz do Pai: «Este é o meu Filho muito amado. Ouvi-o!» (Mc 9, 7). Jesus é o Filho que se fez Servo, enviado ao mundo para realizar através da Cruz o desígnio da salvação, para salvar todos nós. A sua plena adesão à vontade do Pai torna a sua humanidade transparente à glória de Deus, que é Amor.
É assim que Jesus se revela como o Ícone perfeito do Pai, a irradiação da sua glória. É o cumprimento da revelação; por isso, ao lado da sua figura transfigurada aparecem Moisés e Elias, que representam a Lei e os Profetas, como que para significar que tudo termina e começa em Jesus, na sua paixão e na sua glória.
Para os discípulos e para nós, a exortação é a seguinte: «Ouvi-o!». Escutai Jesus. Ele é o Salvador: segui-o! Com efeito, ouvir Cristo exige que assumamos da lógica do seu mistério pascal, que nos ponhamos a caminho com Ele para fazer da nossa existência uma dádiva de amor ao próximo, em dócil obediência à vontade de Deus, com uma atitude de desapego das realidades mundanas e de liberdade interior. Em síntese, devemos estar prontos a «perder a nossa vida» (cf. Mc 8, 35), oferecendo-a a fim de que todos os homens sejam salvos: é assim que nos encontraremos na felicidade eterna. O caminho de Jesus sempre nos leva rumo à felicidade, não vos esqueçais disto! O caminho de Jesus sempre nos leva rumo à felicidade! No percurso haverá sempre uma cruz, provações, mas no final sempre nos leva para a felicidade. Jesus não nos engana, pois prometeu-nos a felicidade e no-la concederá se caminharmos pelas suas sendas.
Com Pedro, Tiago e João, hoje subamos também nós a montanha da Transfiguração e detenhamo-nos em contemplação da face de Jesus, para receber a sua mensagem e para a traduzir na nossa vida, a fim de que também nós possamos ser transfigurados no Amor. Na realidade, o amor consegue transfigurar tudo. O amor transfigura tudo! Credes nisto? Que nos sustenha neste caminho a Virgem Maria, a qual agora invocaremos com a oração do Angelus.

Depois do Angelus:
Infelizmente continuam a chegar notícias dramáticas da Síria e do Iraque, relativas a violências, raptos de pessoas e abusos contra cristãos e outros grupos. Desejamos garantir a quantos são atingidos por estas situações que não os esquecemos, mas estamos próximos deles e rezamos insistentemente para que se ponha termo quanto antes à brutalidade intolerável da qual são vítimas. Juntamente com os membros da Cúria Romana ofereci segundo esta intenção a última Santa Missa dos Exercícios Espirituais na sexta-feira passada. Ao mesmo tempo peço a todos, de acordo com as vossas possibilidades, que vos prodigalizeis para aliviar os sofrimentos de quantos vivem na provação, muitas vezes unicamente por causa da fé que professam. Oremos por estes irmãos e por estas irmãs que sofrem devido à fé na Síria e no Iraque... Rezemos em silêncio...
Desejo recordar também a Venezuela, que vive novamente momentos de forte tensão. Rezo pelas vítimas e, de modo especial, pelo jovem assassinado há poucos dias em San Cristobal. Exorto todos a rejeitar a violência e a respeitar a dignidade de cada pessoa e a sacralidade da vida humana, e encorajo a retomar um caminho comum para o bem do país, voltando a abrir espaços de encontro e de diálogo sinceros e construtivos. E confio aquela amada Nação à intercessão maternal de Nossa Senhora de Coromoto.
Dirijo uma saudação cordial a todos vós — famílias, grupos paroquiais e associações — peregrinos de Roma, da Itália e de diferentes países.
Desejo-vos um bom domingo a todos. E, por favor, não vos esqueçais de rezar por mim. Bom almoço e até à vista!



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segunda-feira, 9 de março de 2015

MENSAGEM DO PAPA FRANCISCO PARA A QUARESMA DE 2015 Fortalecei os vossos corações (Tg 5, 8)

Index





Amados irmãos e irmãs, Tempo de renovação para a Igreja, para as comunidades e para cada um dos fiéis, a Quaresma é sobretudo um «tempo favorável» de graça (cf. 2 Cor 6, 2). Deus nada nos pede, que antes não no-lo tenha dado: «Nós amamos, porque Ele nos amou primeiro» (1 Jo 4, 19). Ele não nos olha com indiferença; pelo contrário, tem a peito cada um de nós, conhece-nos pelo nome, cuida de nós e vai à nossa procura, quando O deixamos. Interessa-Se por cada um de nós; o seu amor impede-Lhe de ficar indiferente perante aquilo que nos acontece. Coisa diversa se passa connosco! Quando estamos bem e comodamente instalados, esquecemo-nos certamente dos outros (isto, Deus Pai nunca o faz!), não nos interessam os seus problemas, nem as tribulações e injustiças que sofrem; e, assim, o nosso coração cai na indiferença: encontrando-me relativamente bem e confortável, esqueço-me dos que não estão bem! Hoje, esta atitude egoísta de indiferença atingiu uma dimensão mundial tal que podemos falar de uma globalização da indiferença. Trata-se de um mal-estar que temos obrigação, como cristãos, de enfrentar.
Quando o povo de Deus se converte ao seu amor, encontra resposta para as questões que a história continuamente nos coloca. E um dos desafios mais urgentes, sobre o qual me quero deter nesta Mensagem, é o da globalização da indiferença.
Dado que a indiferença para com o próximo e para com Deus é uma tentação real também para nós, cristãos, temos necessidade de ouvir, em cada Quaresma, o brado dos profetas que levantam a voz para nos despertar.
A Deus não Lhe é indiferente o mundo, mas ama-o até ao ponto de entregar o seu Filho pela salvação de todo o homem. Na encarnação, na vida terrena, na morte e ressurreição do Filho de Deus, abre-se definitivamente a porta entre Deus e o homem, entre o Céu e a terra. E a Igreja é como a mão que mantém aberta esta porta, por meio da proclamação da Palavra, da celebração dos Sacramentos, do testemunho da fé que se torna eficaz pelo amor (cf. Gl 5, 6). O mundo, porém, tende a fechar-se em si mesmo e a fechar a referida porta através da qual Deus entra no mundo e o mundo n'Ele. Sendo assim, a mão, que é a Igreja, não deve jamais surpreender-se, se se vir rejeitada, esmagada e ferida.
Por isso, o povo de Deus tem necessidade de renovação, para não cair na indiferença nem se fechar em si mesmo. Tendo em vista esta renovação, gostaria de vos propor três textos para a vossa meditação.
1. «Se um membro sofre, com ele sofrem todos os membros» (1 Cor 12, 26): A Igreja.
Com o seu ensinamento e sobretudo com o seu testemunho, a Igreja oferece-nos o amor de Deus, que rompe esta reclusão mortal em nós mesmos que é a indiferença. Mas, só se pode testemunhar algo que antes experimentámos. O cristão é aquele que permite a Deus revesti-lo da sua bondade e misericórdia, revesti-lo de Cristo para se tornar, como Ele, servo de Deus e dos homens. Bem no-lo recorda a liturgia de Quinta-feira Santa com o rito do lava-pés. Pedro não queria que Jesus lhe lavasse os pés, mas depois compreendeu que Jesus não pretendia apenas exemplificar como devemos lavar os pés uns aos outros; este serviço, só o pode fazer quem, primeiro, se deixou lavar os pés por Cristo. Só essa pessoa «tem a haver com Ele» (cf. Jo 13, 8), podendo assim servir o homem.
A Quaresma é um tempo propício para nos deixarmos servir por Cristo e, deste modo, tornarmo-nos como Ele. Verifica-se isto quando ouvimos a Palavra de Deus e recebemos os sacramentos, nomeadamente a Eucaristia. Nesta, tornamo-nos naquilo que recebemos: o corpo de Cristo. Neste corpo, não encontra lugar a tal indiferença que, com tanta frequência, parece apoderar-se dos nossos corações; porque, quem é de Cristo, pertence a um único corpo e, n'Ele, um não olha com indiferença o outro. «Assim, se um membro sofre, com ele sofrem todos os membros; se um membro é honrado, todos os membros participam da sua alegria» (1 Cor 12, 26).
A Igreja é communio sanctorum, não só porque, nela, tomam parte os Santos mas também porque é comunhão de coisas santas: o amor de Deus, que nos foi revelado em Cristo, e todos os seus dons; e, entre estes, há que incluir também a resposta de quantos se deixam alcançar por tal amor. Nesta comunhão dos Santos e nesta participação nas coisas santas, aquilo que cada um possui, não o reserva só para si, mas tudo é para todos. E, dado que estamos interligados em Deus, podemos fazer algo mesmo pelos que estão longe, por aqueles que não poderíamos jamais, com as nossas simples forças, alcançar: rezamos com eles e por eles a Deus, para que todos nos abramos à sua obra de salvação.
2. «Onde está o teu irmão?» (Gn 4, 9): As paróquias e as comunidades
Tudo o que se disse a propósito da Igreja universal é necessário agora traduzi-lo na vida das paróquias e comunidades. Nestas realidades eclesiais, consegue-se porventura experimentar que fazemos parte de um único corpo? Um corpo que, simultaneamente, recebe e partilha aquilo que Deus nos quer dar? Um corpo que conhece e cuida dos seus membros mais frágeis, pobres e pequeninos? Ou refugiamo-nos num amor universal pronto a comprometer-se lá longe no mundo, mas que esquece o Lázaro sentado à sua porta fechada (cf. Lc 16, 19-31)?
Para receber e fazer frutificar plenamente aquilo que Deus nos dá, deve-se ultrapassar as fronteiras da Igreja visível em duas direcções.
Em primeiro lugar, unindo-nos à Igreja do Céu na oração. Quando a Igreja terrena reza, instaura-se reciprocamente uma comunhão de serviços e bens que chega até à presença de Deus. Juntamente com os Santos, que encontraram a sua plenitude em Deus, fazemos parte daquela comunhão onde a indiferença é vencida pelo amor. A Igreja do Céu não é triunfante, porque deixou para trás as tribulações do mundo e usufrui sozinha do gozo eterno; antes pelo contrário, pois aos Santos é concedido já contemplar e rejubilar com o facto de terem vencido definitivamente a indiferença, a dureza de coração e o ódio, graças à morte e ressurreição de Jesus. E, enquanto esta vitória do amor não impregnar todo o mundo, os Santos caminham connosco, que ainda somos peregrinos. Convicta de que a alegria no Céu pela vitória do amor crucificado não é plena enquanto houver, na terra, um só homem que sofra e gema, escrevia Santa Teresa de Lisieux, doutora da Igreja: «Muito espero não ficar inactiva no Céu; o meu desejo é continuar a trabalhar pela Igreja e pelas almas» (Carta 254, de 14 de Julho de 1897).
Também nós participamos dos méritos e da alegria dos Santos e eles tomam parte na nossa luta e no nosso desejo de paz e reconciliação. Para nós, a sua alegria pela vitória de Cristo ressuscitado é origem de força para superar tantas formas de indiferença e dureza de coração.
Em segundo lugar, cada comunidade cristã é chamada a atravessar o limiar que a põe em relação com a sociedade circundante, com os pobres e com os incrédulos. A Igreja é, por sua natureza, missionária, não fechada em si mesma, mas enviada a todos os homens.
Esta missão é o paciente testemunho d'Aquele que quer conduzir ao Pai toda a realidade e todo o homem. A missão é aquilo que o amor não pode calar. A Igreja segue Jesus Cristo pela estrada que a conduz a cada homem, até aos confins da terra (cf. Act 1, 8). Assim podemos ver, no nosso próximo, o irmão e a irmã pelos quais Cristo morreu e ressuscitou. Tudo aquilo que recebemos, recebemo-lo também para eles. E, vice-versa, tudo o que estes irmãos possuem é um dom para a Igreja e para a humanidade inteira.
Amados irmãos e irmãs, como desejo que os lugares onde a Igreja se manifesta, particularmente as nossas paróquias e as nossas comunidades, se tornem ilhas de misericórdia no meio do mar da indiferença!
3. «Fortalecei os vossos corações» (Tg 5, 8): Cada um dos fiéis
Também como indivíduos temos a tentação da indiferença. Estamos saturados de notícias e imagens impressionantes que nos relatam o sofrimento humano, sentindo ao mesmo tempo toda a nossa incapacidade de intervir. Que fazer para não nos deixarmos absorver por esta espiral de terror e impotência?
Em primeiro lugar, podemos rezar na comunhão da Igreja terrena e celeste. Não subestimemos a força da oração de muitos! A iniciativa 24 horas para o Senhor, que espero se celebre em toda a Igreja – mesmo a nível diocesano – nos dias 13 e 14 de Março, pretende dar expressão a esta necessidade da oração.
Em segundo lugar, podemos levar ajuda, com gestos de caridade, tanto a quem vive próximo de nós como a quem está longe, graças aos inúmeros organismos caritativos da Igreja. A Quaresma é um tempo propício para mostrar este interesse pelo outro, através de um sinal – mesmo pequeno, mas concreto – da nossa participação na humanidade que temos em comum.
E, em terceiro lugar, o sofrimento do próximo constitui um apelo à conversão, porque a necessidade do irmão recorda-me a fragilidade da minha vida, a minha dependência de Deus e dos irmãos. Se humildemente pedirmos a graça de Deus e aceitarmos os limites das nossas possibilidades, então confiaremos nas possibilidades infinitas que tem de reserva o amor de Deus. E poderemos resistir à tentação diabólica que nos leva a crer que podemos salvar-nos e salvar o mundo sozinhos.
Para superar a indiferença e as nossas pretensões de omnipotência, gostaria de pedir a todos para viverem este tempo de Quaresma como um percurso de formação do coração, a que nos convidava Bento XVI (Carta enc. Deus caritas est, 31). Ter um coração misericordioso não significa ter um coração débil. Quem quer ser misericordioso precisa de um coração forte, firme, fechado ao tentador mas aberto a Deus; um coração que se deixe impregnar pelo Espírito e levar pelos caminhos do amor que conduzem aos irmãos e irmãs; no fundo, um coração pobre, isto é, que conhece as suas limitações e se gasta pelo outro.
Por isso, amados irmãos e irmãs, nesta Quaresma desejo rezar convosco a Cristo: «Fac cor nostrum secundum cor tuum – Fazei o nosso coração semelhante ao vosso» (Súplica das Ladainhas ao Sagrado Coração de Jesus). Teremos assim um coração forte e misericordioso, vigilante e generoso, que não se deixa fechar em si mesmo nem cai na vertigem da globalização da indiferença.
Com estes votos, asseguro a minha oração por cada crente e cada comunidade eclesial para que percorram, frutuosamente, o itinerário quaresmal, enquanto, por minha vez, vos peço que rezeis por mim. Que o Senhor vos abençoe e Nossa Senhora vos guarde!
Vaticano, Festa de São Francisco de Assis, 4 de Outubro de 2014.

Francisco
 


Ano da Paz proposto pela CNBB tem iniciativas pelo Brasil

Com a chegada do Ano Novo, iniciaram-se também ações pela Paz. Em 2014, os bispos da Conferência Nacional dos Bispos do Brasil (CNBB) aprovaram, por unanimidade durante a 52ª Assembleia Geral, o Ano da Paz. Trata-se de um período de reflexões, orações e ações sociais, que se estenderá até o Natal de 2015. 
No dia 1º de janeiro, paróquias da arquidiocese de São Luís (MA) reuniram fiéis para proclamar a paz. As missas começaram logo cedo, com participação de centenas de pessoas. Outras atividades estão previstas ao longo do ano na cidade, que pretende, ainda, contar com o engajamento de escolas, universidades e outros setores da sociedade. Na arquidiocese do Rio de Janeiro, também foram celebradas missas pela paz. O arcebispo, cardeal dom Orani João Tempesta, recordou que a “alegria nasce da paz que Cristo concede”.
“Que possamos viver este Ano da Paz com muitas bênçãos. Atitudes, gestos concretos e sempre pedindo ao Senhor que nos ilumine e que traga esta paz aos nossos corações, às famílias e a todo o mundo. Que a Paz reine em nossas fronteiras! Sejamos propagadores e testemunhas da paz, aquela paz que vem do Senhor”, disse o cardeal Orani.
 Com a proposta do Ano da Paz, a Igreja no Brasil quer ajudar na superação da violência e despertar para a convivência mais respeitosa e fraterna entre as pessoas, explica o bispo auxiliar de Brasília (DF) e secretário geral da CNBB, dom Leonardo Steiner. “A violência, a falta de paz, provém do desprezo aos valores da família, da escola na formação do cidadão, do desprezo da vida simples", pontua dom Leonardo.
De acordo com os últimos dados do Mapa da Violência, mais de 56 mil pessoas foram assassinadas no Brasil em 2012. Os jovens são os principais afetados neste contexto, somando mais de 27 mil vítimas naquele ano.
Dom Leonardo afirma que as relações mais próximas, na atualidade, encontram dificuldade de manterem-se vivas e que há uma violência generalizada. "Violência que se manifesta na forma da morte de pessoas, na falta de ética na gestão da coisa pública, na impunidade. A violência, a falta de paz, provém do desprezo aos valores da família, da escola na formação do cidadão, do desprezo da vida simples", explicou.
Ações práticas
Para celebração do Ano da Paz, serão aproveitados os meses temáticos do Ano Litúrgico, como os meses vocacional, da Bíblia e da missão. "Vamos refletir durante o ano sobre o porquê da violência e sobre a necessidade de uma convivência fecunda e frutuosa. O Ano Litúrgico nos oferece oportunidades para pensar sobre a paz e a realidade da violência", lembrou dom Leonardo.
O arcebispo de São Luís (MA) e vice-presidente da CNBB, dom José Belisário da Silva, afirma que o Ano da Paz é um convite para reflexão sobre os motivos de tantos acontecimentos violentos. "Está na hora da sociedade brasileira dar passos no sentido de buscar uma harmonia maior no relacionamento humano. Os nossos relacionamentos estão muito degastados", ressalta.
Para dom Leonardo, o Ano Litúrgico oferece oportunidades para refletir sobre a paz e a realidade da violência. “Os meses temáticos como agosto, mês das vocações, setembro, mês da Palavra de Deus, outubro o mês das missões. Mas desejamos ter um dia para manifestar nas ruas de nossas cidades que acreditamos na paz, na fraternidade”. 

sábado, 7 de março de 2015

AUMENTOS ABUSIVOS



          
 Nossa sociedade hoje está vivendo o conflito e o medo de uma nova escravidão da alta de preços em diversos setores da economia. Os aumentos de impostos que nos são impostos como solução para problemas que foram criados digamos, assim, por aqueles que em vez de se preocuparem em ajudar de maneira correta a população, se preocuparam com o próprio bolso.

          São inaceitáveis as atitudes de homens e mulheres que fazem a política econômica no Brasil. Um país de grandes distâncias e rico de belezas naturais sendo massacrado por opiniões que exalam o odor da opressão.

Quem costuma fazer compras deve estar horrorizado com o aumento abusivo de preços. Antes mesmo de alguns países começarem a falar que estavam em "crise" e que iria faltar alimentos e coisa e tal, aqui no Brasil estávamos bem, comprando e consumindo os produtos como dantes não era possível.
          Mas afinal, quem merece ser livre neste País? Vemos que a liberdade tão expressa em letras e musical não passa de fachadas, dizem, mas não dizem o concreto da vida. Liberdade é o contrário de prisão, dominação e opressão.


          O sistema político-econômico atual tem cada vez mais levado nossos povos à experiência de opressão, constrangimento e medo. Alguns setores da sociedade já não funcionam como deveriam. Há o aumento do desemprego, da violência e desordem social. O que fazer diante de tudo isso? Fico por aqui e até breve.




domingo, 1 de março de 2015

FORMAÇÃO PARA JOVENS DA ESCOLA VOCAIONAL

O discernimento vocacional consiste em ajudar o vocacionado a fazer a escolha certa. "Entre todas as opções que eu tenho para seguir, escolho aquela que acho mais conveniente".
 O que significa da palavra VOCAÇÃO?

Vem do latim vocare que significa chamado, convite, apelo.
É Deus quem chama! A iniciativa é toda d’Ele e a resposta sem dúvida é nossa.
Existem três protagonistas da vocação: DEUS, O HOMEM E O DIRETOR ESPIRITUAL (ou acompanhador vocacional)
 O discernimento requer dos jovens, dos que os acompanham e de toda a comunidade uma atitude de oração permanente, silêncio interior, para suscitar a voz de Deus, contemplação da vida e mensagem de Jesus Cristo e disponibilidade para responder a seu chamado, a fim de segui-lo mais de perto e assumir sua missão. 
Para que o processo de discernimento chegue a uma decisão madura e justa, é necessário identificar os sinais do chamado de Deus e de uma autêntica vocação:

- As qualidades humanas, a saúde física e psíquica, o domínio de si, a capacidade de relacionar-se com os outros para viver e trabalhar em comunidade. 
A fé viva em Jesus Cristo, a devoção à Virgem Maria, o gosto pela oração e pela Palavra de Deus, a participação nos Sacramentos, o serviço à comunidade, a doação de si mesmo aos mais necessitados, o espírito de sacrifício, que permita superar as insistentes atrações do prazer sem regras morais e do consumismo que sofrem os jovens, exacerbadas, nos ambientes urbanos e na cultura pós-moderna.
A disponibilidade para formar-se, deixar-se guiar-se especialmente pela direção espiritual e preparar-se para o serviço eclesial.

  - Haver demonstrado, na experiência, de alguma ação apostólica, uma atitude de serviço aos outros, demonstrado percepção de suas necessidades, compaixão e vontade de manifestar a eles a misericórdia de Deus. 
- A reta intenção e clareza de motivação na escolha vocacional de total consagração ao Ministério Ordenado, à Vida Consagrada e ao especial discernimento do carisma congregacional.
- O acompanhante e, se possível, a equipe de acompanhantes, em atitude de respeito ao Deus que chama, procurarão observar os sinais da vocação, orientar o jovem para que ele mesmo os descubra e se disponha a responder com generosidade à sua vocação e atender às necessidades concretas das comunidades nas quais vai servir. 
 Especial atenção merece o discernimento das vocações de pessoas adultas. Sejam ajudadas a avaliar suas condições humanas e fazer a leitura da própria história, integrando-a à luz do chamado de Deus.
Atente-se que os sinais de vocação permaneçam sempre como expressão externa do chamado interno de Deus; as motivações internas fundamentam o valor ou a ambiguidade da opção; o testemunho e comportamento do vocacionado complementam a autenticidade da vocação.
PRESSUPOSTO BÍBLICO.
O discernimento vocacional se apresenta na Bíblia mais como um exercício do que uma teoria.
Textos Fundamentais:
1. Lc 9,57-62 =>
as desculpas dos chamados
2. Lc 18,18-27 =>
Mestre, que devo fazer...
3. At 1,15-26 =>
distinguir qual é a vontade de Deus
4.Gl 6,1-10 =>
critérios para ser ministro.
Pauta Para Análise:
  1. Situações descritas nos textos e problemas apresentados.
2. Qual é o objetivo do discernimento no texto?
3. Quem o realiza?
4. Chave do discernimento (expressão ou expressões chaves e critérios fundamentais).
5. Atitudes e exigências, disposições ou condições para o
discernimento.
3. ETAPAS DO DISCERNIMENTO VOCACIONAL
3.1 PROMOVER E SUSCITAR
-Toda comunidade é co-responsável
- Criar um clima vocacional
- Sentimento de pertença à comunidade- Criar ambiente para se ouvir o chamado.
  Nas crianças => INFLUÊNCIA:
- dos pais
- dos catequistas
- da escola
  Nos jovens => -grupos
- comunidade
3.2 ACOLHER E ACOMPANHAR
- é importante o papel do orientador, do agente vocacional
-saber ouvir
- dar espaço para o jovem sentir-se útil
- inserção na comunidade
- apoio da comunidade

3.3 FORMAR
-é etapa que terá continuidade a vida toda
-  opção definitiva
- esta etapa tem duas vertentes: a pessoal, é o candidato que é protagonista, deve tomar uma opção livre com o apoio da comunidade e da equipe de formação ; e a vertente oficial, porque é a Igreja e o Instituto ou Congregação que deve aceitar ou não.
  É nesta hora que a comunidade tem um papel fundamental, porque é a hora decisiva.
5. SÍNTESE SOBRE O DISCERMIMENTO
5.1 - O discernimento caracteriza a vida cristã: o cristão deve estar sempre atento aos sinais e à vontade de Deus.
5.2 - O discernimento vem da liberdade da pessoa. Não há um caminho pré-fixado, mas um convite para colaborar no plano de Deus.
5.3 - O discernimento afeta a conduta e a caminhada do cristão.
5.4 - O sujeito é o cristão, mas inserido dentro de uma comunidade.
5.5 - Critérios de discernimento:
-não amoldar-se aos critérios do mundo
-transformar-se pela renovação da mente
-deixar-se levar sempre pelos princípios do bem , do amor fraterno. O amor fraterno se configura como faculdade de discernimento.
5.6 - Acertar na opção se reconhece na conduta prática e pelos frutos do espírito.

FORMAÇÃO DA RÁDIO


FORMAÇÃO DOS LOCUTORES DA RÁDIO SÃO JOSÉ COM PE. ALDENOR